Articoli marcati con tag ‘comunicazione’

Work: new site

giovedì, 29 ottobre 2009

o zone

Abbiamo appena pubblicato il nuovo sito, ancora in lavorazione, ma già a buon punto.

Stay tuned

Architettura dell’Informazione: appello per una disciplina che vorrei

giovedì, 23 aprile 2009

Beh, non è che abbia la presunzione di fondare qualcosa che già c’è e la cui comunità è anche alquanto attiva:
The Information Architecture Institute
InformationArchitecture.it
InfoDesign
Luca Rosati
Boxes&Arrows
Steve Krug
Trovabile.org
Informationarchitects
Si tratta più che altro di una riflessione, su quello che vorrei trovare all’interno di questa disciplina, appena avessi il tempo di approfondirla.
In primo luogo deve trattarsi di una disciplina complessa e onnivora: deve aumentare il proprio apparato teorico, andando a raccogliere a piene mani nei campi di tutte quelle discipline che in un modo o nell’altro possono anche solo marginalmente dare il loro apporto.
Psicologia cognitiva, teorie della percezione, logica, retorica, semiotica. Approcci e impianti teorici, contributi e verifiche empiriche: usabilità, eye tracking. Linguistica, sintassi, semantica.
Bidirezionale: una disciplina utile e potente nel momento dell’analisi, ma anche in grado di tracciare delle linee guida in sede progettuale. Devono potersi stabilire delle regole, dei principi che se rispettati nel progetto, permettano una migliore comunicazione dell’informazione.

Assolutamente multi applicativa: il web è solo il campo su cui al momento sembra concentrarsi la maggior parte delle riflessioni, forse per la sua natura mutevole, flessibile, facilmente modificabile. Costantemente a caccia di variabilità, di innovazioni. Ma è laddove le modifiche sono più difficili, se non impossibili che l’architettura dell’informazione trova la sua più proficua e necessaria applicazione: sulla carta, nell’organizzazione degli spazi umani, nella gestione delle merci. Nell’urbanistica e nella Architettura.

Disciplina che si apparenta in modi differenti, ora più stretti, ora meno con l’information design e l’information graphic. Laddove queste due ultime sono una riflessione sul linguaggio visivo adatto all’espressione di determinate informazioni, la prima si fa più organizzazione dei contenuti. Una disciplina atta a creare una intelaiatura sottostante ad un trattamento di superficie generato da una riflessione sull information design-graphic.

Il dialogo è aperto.

Mentana & Mediaset

giovedì, 12 febbraio 2009

Alla fin fine credo che ne sia nata, inconsapevolmente, una scelta giusta. Mediaset ha scelto per il GrandeFratello, una scelta dettata dalle regole del mercato pubblicitario. Uno spazio di trenta secondi con otto milioni di teleingoiatori deve avere un bel valore sul mercato. Far saltare una puntata del genere sarebbe stato davvero problematico. Come giustificarsi agli inserzionisti?
Ne è scaturito, su Canale5, un silenzio sulla vicenda che occupava gli altri canali.
Che cosa avrebbe detto di più e meglio Mentana, a Matrix: niente. Lo stesso nulla che ha riempito tutti gli altri canali in cui si parlava a vanvera di una vicenda che nessuno può capire. Una vicenda su cui invocare il diritto all’oblio, invocarlo a gran voce: non per dimenticare, ma per lasciar vivere quel che resta di una famiglia.
Ma Mentana non ci sta, forse soffrendo la preferenza accordata dall’editore al nazional-popolare Fede: non ci sta e chiede la prima serata, per essere sulla notizia anche lui. Forse soffrendo la concorrenza del GrandeFratello, l’amico che nessuno ammette di conoscere ma che poi tutti invitano a tavola.

Il testimonial

mercoledì, 4 febbraio 2009
Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi <br/>1568, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte

Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi 1568, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte

È piacevole ogni tanto, durante il lavoro, trovare un collegamento con qualche teoria di quelle che all’università ti fanno girare la testa.

Il testimonial, tanto utilizzato nella comunicazione pubblicitaria ai giorni nostri, dimostra una chiara giustificazione teorica nel contesto più ampio delle semiotica del testo visivo.
Infatti, si può ritenere che il testimonial non sia altro che un simulacro dell’osservatore all’interno del testo, e quindi all’interno della narrazione, del racconto istituito.
Andiamo con ordine.
Il testimonial, (che non sempre è il calciatore famoso, o il personaggio pubblico. parliamo di testimonial anche quando semplicemente compare un personaggio ad accompagnarsi al prodotto che si vuole promuovere) persa un po’ per strada la sua funzione di testimone delle incredibili doti del prodotto, rappresenta più semplicemente in target a cui il prodotto si rivolge.
Se vediamo la pubblicità di un’auto sportiva, troveremo facilmente che a guidarle nello spot è un uomo giovane. Se lo spot è quello di una auto da città, è più facile che ci sia una ragazza. La Mercedes ha utilizzato in passato più facilmente anche uomini decisamente maturi. Questo perché nella comunicazione il testimonial deve attirare il target (della comunicazione e del prodotto). Tale attrazione avviene attraverso il processo del riconoscimento: il target si riconosce nel testimonial, e quindi è più disposto ad accettare l’idea che possa condividere le sue emozioni, esperienze, aspirazioni, esigenze.
Ecco quindi che il testimonial viene utilizzato come una sorta di proiezione del target, dell’osservatore, all’interno del messaggio, quindi nel testo.
Strategie di istituzione di un punto di vista interno sono una prassi comune del linguaggio pittorico. Penso ad esempio ad un quadro di Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi, (1568, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte).
Qui è lo sguardo (!!!) del cieco che sta per seguire il primo, già caduto nel fosso, che guardandoci, ci porta con forza all’interno del racconto, e ci porta giusto nel punto di catastrofe, tra l’essere ancora in piedi e l’essere già nel fosso.
Portandoci all’interno del quadro, in quel punto, anche l’osservatore diventa un cieco dietro ad un altro.

Il testimonial, con un’altra strategia, magari di volta in volta differente, ci porta ugualmente all’interno del racconto: posizione nella quale diventiamo particolarmente attenti e ricettivi a quanto sta per essere enunciato.

Star Wars – o della mancanza di umiltà

martedì, 8 gennaio 2008

Quando ero piccolo c’era un film che aveva un’aura quasi sacrale, un film da guardare col fiato sospeso, affascinati dal mondo oscuro eppure vicino che metteva davanti ai nostri occhi.
Un film che ancora negli anni Ottanta, e fino ai Novanta teneva inchiodati allo schermo anche gli adulti.
Star Wars.
Già un film che cominciava con una musica epica annunciandosi come Quarto episodio, quando ancora eravamo convinti che fosse il primo, prometteva e manteneva di costruire un mondo molto più vasto dello schermo, molto più eterno di quelle due ore di pellicola.
Quei primi tre film, pur non avendo nel complesso la perfezione del primo, erano una Trilogia degna di passare alla storia. Opera d’arte di un regista-sognatore, ideatore di una saga potenzialmente imperitura.

Eppure. Il tarlo della presunzione, il credersi in grado di creare un’altra storia, come se in realtà non fossimo solo strumenti di una saga che ha deciso autonomamente di trovare forma e comunicazione. Un tarlo che vince ogni umiltà. E che porta non solo a creare tre antefatti, evidentemente previsti sin dall’inizio, ma a toccare il girato dei tre episodi cardine, quelli antichi: rovinando tutto, togliendo coerenza, bruciando la poesia.

Comunicazione di servizio#2

giovedì, 3 gennaio 2008

Con un po’ di buona volontà sono venuto a capo del problema….
E così ho anche scoperto l’utilità della funzione “Reinizializza Safari” nel menu del programma.

Le trasmissioni riprenderanno ora con la normale programmazione, ci scusiamo per l’attesa.

Comunicazione di servizio

giovedì, 3 gennaio 2008

È qualche giorno che non riesco ad accedere al mio blog navigando con Safari.
Mi viene riportato un generico errore del server.
Con Firefox tutto funziona egregiamente.
Cercherò di porre rimedio al più presto….

In viaggio – comunicazione di servizio

giovedì, 7 giugno 2007

Probabilmente non ve ne accorgerete più di tanto: domani parto per lavoro.
Con la scarsa attività di questo periodo forse davvero non noterete la mia assenza.
Parto, vado via una settimana per lavoro. Shooting fotografici da seguire, in centro Italia.

Spero che al rientro mi sia concesso un po’ più tempo per scrivere; non solo, anche per pensare, ché il troppo lavoro – nobilitantissimo, sia chiaro – alle volte impigrisce il pensiero.

Mi porto dietro pure la mia macchina fotografica, dato che dovremmo passare in luoghi interessanti. Non mi dispiacerebbe farvi vedere qualche bel posto, qualche buona immagine.
Vedremo.

Intanto, alla prossima.
Stay tuned
m

Think about….

lunedì, 26 febbraio 2007

Ciao Furio,
credere nella possibilità  di una informazione condivisa, accessibile, collettiva e verificabile è un obbligo di tutte le persone che vogliono fare davvero informazione.
Chi rinuncia in partenza a questa speranza, a questa possibilità  è un mercenario.
Lo so, sto esagerando: la vita di tutti i giorni mette a costante dura prova le aspirazioni di ognuno, i suoi ideali. Questi, spesso e volentieri vengono masticati dalla vita di tutti i giorni, masticati e sputati, e il loro sacrificio alle volte è lo scotto da pagare per arrivare a fine mese.

Io non sono un informatore, di professione. bazzico nell’ambito della comunicazione. È più un interesse personale che mi porta a confrontarmi con questi temi.
Più che altro queste riflessioni sul mondo della comunicazione nascono dall’incrocio tra la mia formazione e la mia (passami l’espressione) ricerca personale.
Quel “considera la possibilità  di una svolta” che occhieggia dalla testata del blog, è quasi un metodo, un metodo prima dubitativo e dopo costruttivo da applicare a campi diversi.
Così come tu credi nella possibilità  di una vera informazione, io mi illudo ancora sia possibile una svolta, che porti fuori l’uomo dal solco barbarico-commerciale in cui si è infossato.
È solo una speranza, ma fierissima.

Giusto per…

lunedì, 19 febbraio 2007

Giusto per parlare un poco di grafica e comunicazione:Due modeste proposte al ministro Bersani | SocialDesignZine

Medici Senza Frontiere: Crisi Dimenticate 2006

sabato, 10 febbraio 2007

MEDICI SENZA FRONTIERE

INVITO

PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO SULLE CRISI DIMENTICATE 2006

Analisi dello spazio dedicato da quotidiani, periodici e telegiornali italiani alle crisi umanitarie

Mercoledì 14 febbraio, ore 11.30
presso la
Associazione della Stampa Estera
Via dell’Umiltà 83/e, Roma

Pandemie e crisi alimentari che ogni anno falciano milioni di vite completamente ignorate da telegiornali, quotidiani e periodici. L’epopea di milioni di persone in fuga da guerre, violenze e soprusi raccontate con poche immagini o da un pugno di articoli. Questo lo sconcertante quadro che emerge dal rapporto sulle crisi dimenticate di Medici Senza Frontiere (MSF), che per il terzo anno consecutivo ha analizzato lo spazio dedicato dai mezzi di comunicazione italiani alle crisi umanitarie nel corso del 2006, prendendo in considerazione 22 quotidiani,13 periodici e, con la collaborazione dell’Osservatorio di Pavia, i principali telegiornali della televisione generalista.
Un’analisi approfondita è stata effettuata nei confronti delle dieci crisi umanitarie identificate da Medici Senza Frontiere come le più ignorate dai media a livello internazionale, la “top ten” delle crisi dimenticate – Somalia , Repubblica Democratica del Congo, Sri Lanka, Colombia, Cecenia, malnutrizione, Haiti, tubercolosi, Repubblica Centrafricana e India centrale – e di altre gravi crisi particolarmente ignorate nel nostro paese – Indonesia, Sudan, Ciad, Niger, Angola e malaria.
In occasione della presentazione del rapporto, MSF lancerà la campagna di sensibilizzazione “dimmi di più” finalizzata a coinvolgere il grande pubblico nel chiedere un’informazione più attenta alle crisi umanitarie.

Intervengono:
Gianfranco De Maio – Direttore della comunicazione di MSF
Andrea Pontiroli – Ufficio stampa di MSF
Mirella Marchese – Osservatorio di Pavia

Tipografi censori

sabato, 10 febbraio 2007

Leggo oggi: Esportare censure | SocialDesignZine
L’annuale pubblicazione dell’Art Director Club americano è stata con una pagina bianca. Questo perché il tipografo si è rifiutato di mettere in macchina una pagina che riportava contenuti che riteneva compromettenti.

In dettaglio: nella pagina c’erano due poster di un grafico di Hong Kong, Tommy Li. Mostravano Mao con la maschera di Batman.

Il volume è stato stampato in una tipografia in Cina, e questo spiega perché il tipografo ha deciso di non stampare la pagina, temendo ritorsioni da parte della polizia.

Lavorando nella comunicazione mi capita spesso di scontrarmi con clienti che si lamentano per gli alti costi di stampa.
Ma mai avrei pensato che pure l’Art Director Club americano fosse ridotto ad andare a stampare in Cina.
Con le dovute conseguenze

Informazione pubblicitaria | –> Vai all’articolo.

giovedì, 28 dicembre 2006

Mi infastidisce.
Su Repubblica.it, se segui un link dalla prima pagina verso un articolo, vieni sospeso per alcuni secondi un un limbo, che esce dal mondo dell’informazione, per introdurti in quello della comunicazione commerciale.
Così stamane, prima di poter approfondire la notizia delle terre che vengono inghiottite dall’innalzamento del livello del mare, mi è toccato stare un po’ a guardare un nuovo modello di auto.
Si creano così anche curiose associazioni: seguo un link di un articolo sui problemi ambientali, ma nonostante tutto vengo prima esposto alla promozione di un mezzo responsabile di questi problemi.
Certo: le cosienze sono al riparo da ogni attacco. La pubblicità è segnalata: informazione pubblicitaria.
E c’è sempre la possibilità di andare direttamente all’articolo, un piccolo link un poco discosto ci dà questa possibilità.

La connessione malata tra informazione e promozione ccommerciale, tra mondo della stampa informativa e potere industriale.
C’è un termine che descrive benissimo questa connessione, lo hanno creato i programmatori del sito Repubblica.it. L’indirizzo http della pagina pubblicitaria descrive la pagina stessa come “interstiziale”.
Interstiziale come questa insinuante comunicazione che si intromette in queegli interstizi lasciati accidentalmente liberi. Perché non sia mai che possa esistere uno spazio non commercializzato, non venduto, non economizzato.
È come se ci fosse la pubblicità tra un servizio e l’altro del tg, come se dopo la notizia letta dal giornalista, prima del servizio filmato ci fosse uno spot.

Trovare una forma di sciopero della pubblicità, di civile non rassegnazione a questo meccanismo.

Università  & Dintorni

domenica, 16 luglio 2006

Qualche giorno fa ho letto questo post di Vittorio Zambardino Ragazzi miei, scienziati della comunicazione immaginari.
L’articolo è interessante, sicuramente descrive una situazione reale, anche se non descrive tutta la realtà .
Altrettanto interessante è il confronto che si è aperto tra i vari utenti, che hanno commentato il post riportando ciascuno la propria esperienza.

Laddove nel post si legge un giudizio di sostanziale inutilità  della facoltà  di SdC, mi pare di cogliere un eccesso.
Certo, la situazione delle Università  italiane è deprimente. E questa situazione disastrosa è più evidente in quelle facoltà meno “hardware” e più “software”. Ecco forse perché gran parte delle facoltà  di SdC vertono in una deprimente indigenza, e sfornano caterve di mediocri laureati.
Il problema da risolvere però non è nel merito della facoltà , ma nel sistema scolastico-universitario tutto.
Abbiamo uno dei più lunghi periodi di scuola dell’obbligo. E questo può essere un bene, laddove servisse ad elevare sul serio la preparazione media delle persone. Tuttavia questo lungo periodo può anche portare ad una certa “manica larga”, ad una indulgenza, ad un limitato ricorso alla bocciatura per evitare che le scuole si intasino di ripetenti.
Solo recuperando una naturale selettività  avremo delle scuole migliori, delle università  finalmente dure, giustamente dure, con pochi studenti che si posteggiano per qualche anno a Bologna o chissà dove, che tanto a furia di esami a crocette si laurea chiunque, così papà  è contento.
Devono cambiare i professori, alle volte stupidamente chiusi in una severità  dettata più dalla necessità di conservare la specie che per veri motivi didattici; alle volte al contrario permissivi per disinteresse o per l’interesse delle aziende-università .
Perché una università che boccia tanti studenti dopo qualche anno si svuota, è successo a Trieste, giurisprudenza vedeva talmente pochi iscritti che hanno cominciato a rendere gli esami delle passeggiate. Un’univeristà  vuota vuol dire meno soldi da gestire, meno introiti, indotto minore. E questo nan va bene a nessuno. Ma tutto viene a discapito della qualità  dell’insegnamento.
Impariamo che non tutto ci è dovuto, e che per il solo fatto che abbiamo pagato le tasse di iscrizione, non sono tenuti a spianarci la strada per la laurea.

P.P.P.

mercoledì, 30 novembre 2005

“…il ragazzo piccolo-borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.
La responsabilità della televisione in tutto questo è enorme. Non certe in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere.
Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Un giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…”