Los Angeles Photographers | Travel photographer – Lorne Resnick Photography..
Archivi per la categoria ‘Think’
Lorne Resnick, Photography.
sabato, 29 maggio 2010Credere
martedì, 25 maggio 2010Che cosa ci spinge ogni giorno ad alzarci e ad andare al lavoro? In cosa crediamo? Esiste una risposta comune, che possa valere per tutti noi?
espandersi
martedì, 25 maggio 2010E chi lo sa che poi da uno strumento e dal suo uso nasca una nuova idea?
Mount St. Helens, 30 years ago
mercoledì, 19 maggio 2010Sterminator Vesevo…
venerdì, 14 maggio 2010Astronomy Picture of the Day
venerdì, 19 marzo 2010Synthesis works
giovedì, 14 gennaio 2010Nina Simone – Harlem Festival
domenica, 13 dicembre 2009Bohemian Rhapsody – Un omaggio 18 anni dopo
mercoledì, 25 novembre 2009Morto a Parigi Claude Lévi-Strauss
martedì, 3 novembre 2009ReVolution
giovedì, 29 ottobre 2009
La narrazione
martedì, 13 ottobre 2009Un pensiero
lunedì, 3 agosto 2009L’ uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo.
F.Nietzsche
Continuità
lunedì, 8 giugno 2009Riflettere sul senso di una continuità sempre invocata ma sempre interrotta…
Transumanza
martedì, 28 aprile 2009La prima volta che sono stato a Santo Stefano di Sessanio è stato in una giornata di sole, di giallo e di nero.
C’era un sole cocente, quel giorno di agosto.
Mi aveva portato lì una strada inattesa, una decisione di due giorni prima. Prendere e andare. Partire senza una mèta. C’era un nome che da anni mi si era fissato nella mente: Rocca Calascio. Un borgo abbandonato, e poi ripopolato da una famiglia di romani. Un nome che per tanti anni andavo semplicemente a controllare ogni tanto sull’atlante del Touring, volume Centro Italia. Un punto, un nome sperso in una macchia senza strade, solo una, spersa, che saliva fino a lì. È stato naturale, per il mio primo viaggio da solo, dirigermi lì: avevo scoperto che esisteva ancora quella famiglia di romani, esisteva il loro rifugio della Rocca. Arrivare, e scoprire quel posto è stato illuminante.
Il secondo giorno, quel giorno di sole di giallo e di nero. Dietro la Rocca, un sentiero si allunga ancora per poco in piano, per poi gettarsi in una picchiata di sassi e sterpi, solleticando il fianco di una collina. Un sentiero della transumanza. Sentirsi gregge senza pastore, pecora senza gregge. Sentirsi bestia nella natura. E giunto ai piedi della collina ti accorgi che puoi ancora scendere, seguendo una nuova strada: prosegue là, verso quel borgo. Vedi solo una torre, poche case che la abbracciano. Il sentiere scende, striscia grigia tra gialli sterpi. I pochi rimasti gialli, perché quel giallo bruciato dal sole, nell’agosto del 2007, era stato divorato dal nero delle fiamme. Un nero cenere che aveva accompagnato la salita verso Calascio, poco dopo aver lasciato Popoli, e poi salendo, dietro San Pio delle Camere.
Sono giunto a piedi, a Santo Stefano di Sessanio. La libertà. Girare per le vie strette che si inerpicano verso la Torre Medicea, osservare i volti, le case, ascoltare le parole delle persone. Comprare due bottiglie di acqua, perché ero partito senza borraccia, e sapevo che ritornare alla rocca sarebbe stato più duro.
Il lago, e poco discosta, la chiesa. L’altare, sotto gli alberi.
Ricordo la risalita: avevo deciso di cambiare strada, di non fare più il sentiero dell’andata. Presa una strada che portava muta a dei campi coltivati, e giunto alla sua fine, ho cominciato a risalire la collina. Gialla e scabra, sterpi pungenti contro i polpacci. Pochi passi e poi fermarsi, non vedere la mèta. Temere di non farcela, ma godere nell’essere lì, nel posto più bello del mondo.
Sopra di me, un cielo indelebile.


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