Archivi per la categoria ‘Com’
Morto a Parigi Claude Lévi-Strauss
martedì, 3 novembre 2009Work: new site
giovedì, 29 ottobre 2009Abbiamo appena pubblicato il nuovo sito, ancora in lavorazione, ma già a buon punto.
Stay tuned
Architettura dell’Informazione: appello per una disciplina che vorrei
giovedì, 23 aprile 2009Beh, non è che abbia la presunzione di fondare qualcosa che già c’è e la cui comunità è anche alquanto attiva:
The Information Architecture Institute
InformationArchitecture.it
InfoDesign
Luca Rosati
Boxes&Arrows
Steve Krug
Trovabile.org
Informationarchitects
Si tratta più che altro di una riflessione, su quello che vorrei trovare all’interno di questa disciplina, appena avessi il tempo di approfondirla.
In primo luogo deve trattarsi di una disciplina complessa e onnivora: deve aumentare il proprio apparato teorico, andando a raccogliere a piene mani nei campi di tutte quelle discipline che in un modo o nell’altro possono anche solo marginalmente dare il loro apporto.
Psicologia cognitiva, teorie della percezione, logica, retorica, semiotica. Approcci e impianti teorici, contributi e verifiche empiriche: usabilità, eye tracking. Linguistica, sintassi, semantica.
Bidirezionale: una disciplina utile e potente nel momento dell’analisi, ma anche in grado di tracciare delle linee guida in sede progettuale. Devono potersi stabilire delle regole, dei principi che se rispettati nel progetto, permettano una migliore comunicazione dell’informazione.
Assolutamente multi applicativa: il web è solo il campo su cui al momento sembra concentrarsi la maggior parte delle riflessioni, forse per la sua natura mutevole, flessibile, facilmente modificabile. Costantemente a caccia di variabilità, di innovazioni. Ma è laddove le modifiche sono più difficili, se non impossibili che l’architettura dell’informazione trova la sua più proficua e necessaria applicazione: sulla carta, nell’organizzazione degli spazi umani, nella gestione delle merci. Nell’urbanistica e nella Architettura.
Disciplina che si apparenta in modi differenti, ora più stretti, ora meno con l’information design e l’information graphic. Laddove queste due ultime sono una riflessione sul linguaggio visivo adatto all’espressione di determinate informazioni, la prima si fa più organizzazione dei contenuti. Una disciplina atta a creare una intelaiatura sottostante ad un trattamento di superficie generato da una riflessione sull information design-graphic.
Il dialogo è aperto.
Mentana & Mediaset
giovedì, 12 febbraio 2009Alla fin fine credo che ne sia nata, inconsapevolmente, una scelta giusta. Mediaset ha scelto per il GrandeFratello, una scelta dettata dalle regole del mercato pubblicitario. Uno spazio di trenta secondi con otto milioni di teleingoiatori deve avere un bel valore sul mercato. Far saltare una puntata del genere sarebbe stato davvero problematico. Come giustificarsi agli inserzionisti?
Ne è scaturito, su Canale5, un silenzio sulla vicenda che occupava gli altri canali.
Che cosa avrebbe detto di più e meglio Mentana, a Matrix: niente. Lo stesso nulla che ha riempito tutti gli altri canali in cui si parlava a vanvera di una vicenda che nessuno può capire. Una vicenda su cui invocare il diritto all’oblio, invocarlo a gran voce: non per dimenticare, ma per lasciar vivere quel che resta di una famiglia.
Ma Mentana non ci sta, forse soffrendo la preferenza accordata dall’editore al nazional-popolare Fede: non ci sta e chiede la prima serata, per essere sulla notizia anche lui. Forse soffrendo la concorrenza del GrandeFratello, l’amico che nessuno ammette di conoscere ma che poi tutti invitano a tavola.
Il testimonial
mercoledì, 4 febbraio 2009
Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi 1568, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte
È piacevole ogni tanto, durante il lavoro, trovare un collegamento con qualche teoria di quelle che all’università ti fanno girare la testa.
Il testimonial, tanto utilizzato nella comunicazione pubblicitaria ai giorni nostri, dimostra una chiara giustificazione teorica nel contesto più ampio delle semiotica del testo visivo.
Infatti, si può ritenere che il testimonial non sia altro che un simulacro dell’osservatore all’interno del testo, e quindi all’interno della narrazione, del racconto istituito.
Andiamo con ordine.
Il testimonial, (che non sempre è il calciatore famoso, o il personaggio pubblico. parliamo di testimonial anche quando semplicemente compare un personaggio ad accompagnarsi al prodotto che si vuole promuovere) persa un po’ per strada la sua funzione di testimone delle incredibili doti del prodotto, rappresenta più semplicemente in target a cui il prodotto si rivolge.
Se vediamo la pubblicità di un’auto sportiva, troveremo facilmente che a guidarle nello spot è un uomo giovane. Se lo spot è quello di una auto da città, è più facile che ci sia una ragazza. La Mercedes ha utilizzato in passato più facilmente anche uomini decisamente maturi. Questo perché nella comunicazione il testimonial deve attirare il target (della comunicazione e del prodotto). Tale attrazione avviene attraverso il processo del riconoscimento: il target si riconosce nel testimonial, e quindi è più disposto ad accettare l’idea che possa condividere le sue emozioni, esperienze, aspirazioni, esigenze.
Ecco quindi che il testimonial viene utilizzato come una sorta di proiezione del target, dell’osservatore, all’interno del messaggio, quindi nel testo.
Strategie di istituzione di un punto di vista interno sono una prassi comune del linguaggio pittorico. Penso ad esempio ad un quadro di Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi, (1568, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte).
Qui è lo sguardo (!!!) del cieco che sta per seguire il primo, già caduto nel fosso, che guardandoci, ci porta con forza all’interno del racconto, e ci porta giusto nel punto di catastrofe, tra l’essere ancora in piedi e l’essere già nel fosso.
Portandoci all’interno del quadro, in quel punto, anche l’osservatore diventa un cieco dietro ad un altro.
Il testimonial, con un’altra strategia, magari di volta in volta differente, ci porta ugualmente all’interno del racconto: posizione nella quale diventiamo particolarmente attenti e ricettivi a quanto sta per essere enunciato.
Realtà e finzione pubblicitaria
martedì, 3 febbraio 2009Facendo vari giri, ho trovato segnalata questa indagine, svolta in Germania: PUNDO3000.com.
Sono state messe a confronto le immagini di 100 prodotti alimentari confezionati, così come compaiono rappresentati sul pack, con la loro immagine reale.
Le prima considerazione è: ma che cavolo si mangiano in Germania.
La seconda: sì, c’è una bella differenza tra l’immagine venduta e quella reale.
scandaloitaliano
mercoledì, 20 febbraio 2008Un blog dedicato alla triste e dispendiosa vicenda del portale Italia.itscandaloitaliano
La ribellione dell’oggetto
martedì, 20 novembre 2007Gli oggetti si ribellano.
Gli oggetti quotidiani – di ogni giorno davvero – ormai invisibili, dati per scontati; quelli di cui neppure ricordiamo l’esistenza, si ribellano al nostro volere.
Ma anche quelli di cui fregiamo la nostra quotidiana esistenza, quelli in cui – con maggiore o minore convinzione riponiamo aspettative, ansia di riscatto, voglia di promozione sociale.
Gli oggetti si ribellano.
Hanno saputo colmare il vuoto della nostra personalità, della nostra identità personale. Abbiamo lasciato che si insinuassero in un vuoto residuo lasciato dal ritirarsi del rapporto umano, della morale, dell’umanità stessa.
Investiti dalle nostre ormai deboli personalità di forze occulte, talismaniche, gli oggetti divengono soggetti in grado di soggiogare le nostre labili menti.
Ricoperti di oggetti, gli uomini scompaiono dietro di essi, dietro molteplici configurazioni complesse di oggetti. Combinandosi e interagendo tra loro gli oggetti creano delle configurazioni plastiche, cromatiche, geometriche, olfattive, sonore.
In un confluire univoco verso la produzione di una sensazione sinestetica, tali configurazioni vengono investite di una significazione di primo livello.
Divengono quindi configurazioni timiche.
Dalle dinamiche reciproche di queste configurazioni, si sviluppano dinamiche sociali e individuali (inter-individuali).
Quello che nella commedia dell’arte avviene sul palco – ritualizzato, attraverso il sistema della moda, dei marchi, del consumo avviene ora nella vita di tutti i giorni.
Nobel 2007
venerdì, 21 settembre 2007Nobel, Benigni e Dylan tra i candidati. I favoriti? Roth, Mailer e Vargas Llosa – Repubblica.it
Leggo guisto ora questa notizia: dunque qualcuno starebbe pensando di assegnare il Nobel 2007 per la letteratura a Roberto Benigni, e nell’articolo si cita la sua opera di divulgazione di Dante come meritevole di tale riconoscimento.
Rassegnamoci: nepppure il nobel è più una cosa seria, se prende in considerazione simili candidature.
Per quanto possa essere meritevole la divulgazione dantesca, (opera per altro protratta da decenni da anonimi professori di scuole superiori), rimane pur sempre divulgazione. Quindi qualcosa che poco ha a che fare con la letteratura (intesa come produzione di opere letterarie).
Altrimenti, dovesse trovare accoglimento la candidatura del toscano, mi sentirei in obbligo di proporre a gran voce quella di Luciano Onder per la Medicina, quella di Piero Angela per la biologia, Mario Tozzi per la fisica, Paolo Trombin per l’economia……
Fuorisalone 2007 #2
lunedì, 23 aprile 2007
Come speravo, un po’ di gioia per gli occhi.
Fuorisalone 2007
giovedì, 12 aprile 2007Ci vediamo al Fuorisalone?
Nagi Noda
sabato, 7 aprile 2007Di certo non è recentissimo, il brano è quello che è, ma il video è spettacolare.
Nagi Noda, il regista.
La narrazione procede per il muoversi del punto di vista. Come dire: è l’osservatore – interno – che fa procedere la storia.
Vita e morte di Life
mercoledì, 28 marzo 2007Vita e morte di Life | SocialDesignZine
Forse dovremo abituarci alla scomparsa della carta…certo che fa sempre uno strano effetto leggere notizie di questo tipo.
La storia in breve
mercoledì, 21 febbraio 2007Maschere
lunedì, 19 febbraio 2007Ci stavo facendo una tesi di laurea e nonostante si naufragata, quello delle maschere è un argomento che sempre mi interessa.
Quindi…buona lettura:In questo mondo di (non) maschere

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